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Vertigine emicranica

Premesse
I rapporti fra cefalea e vertigine sono conosciuti da più di duemila anni, come testimonia Areteo di Cappadocia che nel 131 a.C. descriveva un paziente che “…aveva mal di testa, il suo capo roteava con senso di instabilità e negli orecchi aveva come il suono di un fiume che scorreva con grande rumore…”.
Negli ultimi decenni un gran proliferare di pubblicazioni testimonia un rinnovato interesse internazionale sull’argomento,sebbene non vi sia ancora un comune accordo sulla definizione
di vertigine emicranica e sull’inquadramento nosologico di tale entità né una chiara convergenza sui criteri classificativi.
Tuttavia possono essere riconosciuti 5 momenti bibliografici fondamentali che hanno permesso di introdurre il concetto di vertigine su base emicranica, mediante l’identificazione di specifiche entità nosologiche nelle quali il sistema vestibolare viene perturbato dall’habitus emicranico del paziente. Nell’1961Bickerstaff descrive l’emicrania basilare: entità clinica caratterizzata da attacchi di cefalea, vertigini ed altri sintomi neurologici,dovuta ad uno spasmo delle arterie del territorio vertebro basilare. Nel 1964 Basser identifica la vertigine parossistica benigna dell’infanzia, un quadro di vertigine episodica del bambino che viene interpretato come una manifestazione precoce di emicranica in bambini con familiarità in tal senso, ed elevata probabilità di manifestare successivamente cefalea emicranica. Nel 1967 Whitty introduce l’emicrania senza cefalea,nella quale sintomi propri dell’aura o comunque del corredo emicranico (tra cui spesso la vertigine) non vengono seguiti dalla crisi algica, introducendo per la prima volta il concetto di equivalente emicranico. Nel 1969 Snyder prova l’esistenza di un torcicollo parossistico infantile, espressione di un disordine temporaneo del sistema otolitico-spinale precursore di una cefalea emicranica. Infine Slater, nel 1979 propone la vertigine ricorrente benigna dell’adulto come entità clinica indipendente e rappresentata da un disturbo vestibolare ricorrente dovuto ad una perturbazione transitoria del sistema su base emicranica. Negli anni successivi gli studi si sono concentrati nel suffragare gli stretti rapporti epidemiologici tra emicrania e disturbi otoneurologici;
alcuni  autori hanno dimostrato l´elevata prevalenza di disturbi vertiginosi nell´emicranico ed altri specularmente hanno dimostrato elevata prevalenza di emicrania in pazienti affetti da vertigine ricorrente o da sindromi vestibolari definite.
La correlazione tra sindrome vertiginosa ricorrente ed emicrania si attesta a seconda dei contributi dal 25 al 70%. Solo rari contributi hanno associato la vertigine alle cefalee primitive diverse dall’emicrania, ma tali lavori non hanno trovato un riscontro clinico allargato. L’associazione tra emicrania e disturbi otoneurologici sembrerebbe quindi non casuale e non dovuta alla compresenza negli stessi  pazienti di 2 entità cliniche ad elevata prevalenza generale come l’emicrania e la vertigine ricorrente; Kayan e Hood,per esempio, riportano una stessa incidenza di disturbi minori
aspecifici dell’equilibrio in pazienti cefalalgici emicranici, in pazienti con cefalea muscolo tensiva ed in un campione di controllo non cefalalgico; invece i disturbi vertiginosi oggettivi
sono riferiti significativamente di più dai pazienti emicranici rispetto al resto del campione (27% vs 8%). Sulla base di queste e delle altre evidenze epidemiologiche, molti studiosi si sono concentrati nel cercare di caratterizzare i disturbi otoneurologici in specifiche coorti di pazienti emicranici.
Un primo tentativo di inquadramento viene dato dall’I.H.S.(International headache society), organo di riferimento internazionale nello studio e classificazione delle cefalee, che nel primo inquadramento delle cefalee, redatto nel 1988, divideva i disturbi otoneurologici in disturbi “dovuti” all’emicrania (torcicollo parossistico infantile, vertigine benigna dell’infanzia e emicrania basilare) e disturbi “associati“ all’emicrania (malattia di Ménière e vertigine parossistica posizionale benigna); contemplava anche la presenza di disturbi otoneurologici nel quadro sindromico
delle cefalee secondarie, soprattutto per interessamento della fossa cranica posteriore. Varie testimonianze, anche successive,suffragano l’elevata correlazione tra emicrania e disturbi
otoneurologici  ben definiti come la malattia di Ménière (vedi ma da più parti si reputano non esaustivi i criteri di inquadramento dettati dall’IHS, intendendo la necessità di istituire
una nuova entità clinica che possa descrivere estensivamente i disturbi vestibolari ricorrenti riferiti dai pazienti emicranici e che non trovano adeguata collocazione descrittiva nei dettami IHS.
Baloh e Cutrer nel 1992 e successivamente nel 1997, cercano di sistematizzare i disturbi otoneurologici associati all’emicranica gettando le basi per una interpretazione fisiopatologica.
L’emicrania basilare, le rare forme familiari di emicrania associata a disturbi vestibolari e cerebellari sono le basi cliniche da cui gli autori estrapolano i possibili moventi dell’attacco vertiginoso nell’emicranico. Un vasospasmo nel territorio vertebrobasilare e di sue diramazioni, ovvero alterate correnti a livello della membrana dovute a varianti genetiche di canali ionici
specifici (soprattutto del Ca) sarebbero alla base di una perturbazione dell’attività vestibolare sia centrale che periferica durante gli attacchi emicranici. Talora si determinerebbe una asimmetria vestibolare periferica acuta (vertigine oggettiva con nausea e vomito) della durata di ore o giorni con remissione completa in fase intercritica; altre volte verrebbe a prodursi una alterazione della scarica di base più duratura con disturbi tipo dizziness, instabilità posturale ed ipersensibilità al movimento (motion sickness) della durata di settimane intere.
I primi autori che parlano più esplicitamente di emicranica vestibolare e vertigine emicranica sono rispettivamente Dieterich e Brandt nel 1999 e Neuhauser e Lempert nel 2001. Gli autori intendono indicare con questa terminologia, un disturbo vestibolare ricorrente con caratteristiche specifiche che lo renderebbe esclusivo dell’emicrania. Gli stessi autori enunciano una serie di criteri clinici con i quali sarebbe possibile selezionare i pazienti affetti da vertigine di origine emicranica
rispetto a quelli con altre vestibolopatie ricorrenti, rendendo di fatto indipendente questa nuova entità clinica da altri disturbi otoneurologici ben definiti. La I.H.S., tuttavia, nella seconda edizione della “International Classification of Headache Disorders – ICHD II” non riconosce
la vertigine emicranica come una entità clinica a se stante degna di essere menzionata nella classificazione, anzi continua ad inserire i disturbi otoneurologici come elementi integranti
del quadro sindromico di alcune cefalee secondarie e di alcuni sottogruppi di emicrania attraverso i quali sarebbe possibile inquadrare tutti i disturbi vestibolari riferiti dai pazienti emicranici
(emicrania basilare, emicrania emiplegica familiare, emicrania acefalica, infarto emicranico e la vertigine posizionale benigna del bambino – quest’ultima rientrante nelle sindromi periodiche dell’infanzia e dell’adolescenza comunemente precursori dell’emicranica). Un altro punto di vista che si sta affermando è quello della nostra scuola, che cerca di sistematizzare le manifestazioni
vestibolari che si possono sviluppare durante la vita di un soggetto emicranico, basandosi sull’analisi dai rapporti temporali sia tra i singoli attacchi di vertigine e di cefalea ,sia studiandone
l’andamento temporale nella storia del paziente emicranico. Con il concetto di vertigine in relazione all’emicrania si cerca di inquadrare in una sola nomenclatura le varie entità nosologiche già identificate da altri autori, introducendone alcune altre rilevate da personali osservazioni cliniche. Questo inquadramento alternativo si concentra sul concetto di “vertigine emicranica equivalente”, precendemente menzionata da altri autori, intendendola come disturbo vertiginoso-posturale ricorrente che può presentarsi nella vita di un paziente emicranico sostituendosi completamente alla crisi cefalalgica e contrapponendolo al concetto di “vertigine emicranica associata”, indicante invece un disturbo otoneurologico che si associa in un preciso rapporto temporale con l’episodio cefalgico. Come ben evidente, il dibattito è ancora aperto sull’inquadramento nosologico dei disturbi otoneurologici nell’ambito dell’emicrania ed impone di discutere i principali assetti classificativi singolarmente, seguendo i diversi approcci dettati dai vari autori:
1. Emicrania vestibolare (Dietrerich e Brandt 1999)
2. Vertigine emicranica (Neuhauser e Lempert 2001)
3. Vertigine in relazione all’emicrania (Pagnini 2003)
4. Vertigine nelle sindromi emicraniche (IHS 2004)

Spanish version 
Vertigini e mal di testa separatamente sono situazioni umane molto comuni , la loro combinazione è però un sintomo comune più complesso. Dal punto di vista diagnostico, si deve stabilire se il mal di testa e le vertigini sono indipendenti o legati tra di loro ed, in particolare, se si tratti di una manifestazione  emicranica. Verrà esaminata l'associazione tra emicrania e vertigini. Questo tema è stato recentemente recensito da Reploeg e Goebel (2002) come pure Radke et al (2002).

Epidemiologia 
L’emicrania causa vertigini molto più frequentemente di qualsiasi altra condizione. 
Quasi il 13% della popolazione adulta degli Stati Uniti ha emicrania. La distribuzione differisce tra maschi e femmine. A tutte le età, circa il 5% degli uomini hanno l'emicrania (Stewart, 1994; Lipton et al, 2002). Le donne in età fertile hanno una prevalenza molto più elevata,rispetto agli uomini, partendo da un 10% all’ inizio delle mestruazioni,  aumentano sino ad un picco del 30%  verso i 35 anni . Alla menopausa, la frequenza di emicrania diminuisce bruscamente nelle donne tornando  a circa il 10%. L’emicrania ed il mal di testa vengono spesso diagnosticate in maniera errata da parte degli stessi pazienti . uno studio recente suggerisce che l'88% dei 2991 pazienti che avevano diagnosticato il mal di testa come sinusite, avevano effettivamente un’emicrania (Schreiber et al, 2004).  

La prevalenza di emicrania (13%) è di gran lunga superiore a quella della malattia di Meniere, che si verifica solo nel 0,2% della popolazione degli Stati Uniti (Wladislavosky-Waserman et al, 1984). In uno studio su pazienti con malattia di Meniere, la prevalenza di emicrania è stata di circa il 50%, rispetto ad un’incidenza del 25% ,della popolazione senza malattia di Meniere (Radke et al, 2002). Altri studi hanno però mostrato risultati diversi Vi sono  studi recenti ,che dimostrano, che vi è una maggiore frequenza di BPPV nelle persone con emicrania, così come viceversa (Ishiyama et al, 2000; Uneri 2004), e circa nella metà delle persone con BPPV,insorge prima dei 50 anni e sono soddisfatti i criteri per l'emicrania.

Tabella 1: I pazienti con emicrania hanno Vertigo

Percentuale di pazienti con emicrania vertigini

Commento

Autori

26,5%

Indesiderate emicrania (n = 200)

Kayan e Hood (1984)

33%

Selby e Lance (1960)

42%

Emicrania con aura

Kuritzky et al (1981)

Nella prassi incentrata sul trattamento di emicrania, 27-42% dei pazienti relazione episodica vertigini (vedi tabella 1). Un gran numero (circa 36%) di questi pazienti ha mal di testa, vertigini durante i periodi liberi. Il resto esperienza vertigini o poco prima o durante il mal di testa. L'incidenza di vertigini durante il periodo di cefalea è stata più elevata nei pazienti con aura al contrario di quelli in senza aura. 
Nella prassi incentrata sul trattamento delle vertigini, 16-32% dei pazienti hanno emicrania (Savundra et al, 1997). La prevalenza di emicrania nella popolazione generale è del 13% (Stewart et al, 1994). La  prevalenza di emicranie con vertigini in Germania dell 1%,a recentemente è stata pubblicata una relazione   (Neuhauser, Radtke et al. 2006). Questa incidenza sembra un po’ bassa , ma sembra ragionevole concludere che vi è una immensa quantità di  vertigini emicraniche, e che questo  vertigini emicraniche  sono certamente la causa più comune di vertigini nella popolazione.


Tabella 2: I pazienti con emicrania hanno cinetosi

Percentuale di pazienti con emicrania cinetosi

Commento

Autori

49%

Bambini

Bille (1962)

45%

Bambini (60)

Barabas et al (1983)

50,7%

Deselezionati

Kayan e Hood (1984)

La cinetosi è una malattia comune che si associa alla emicrania . La maggior parte degli studi riporta che circa il 50% dei pazienti con emicrania hanno cinetosi, rispetto a circa il 5-20% dei gruppi di controllo. 
La Sincope può accompagnare anche l'emicrania, la causa della sincope è dovuta ad una 
eziologia completamente separata. Nell’emicrania, l’ipotensione è di probabile origine ormonale ed è attribuibile principalmente alla vasopressina (Gupta, 1997).

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L’aura visiva inizia nel campo centrale visivo e si muove verso la periferia. Another common visual aura is a scotoma (black spot).

Un’altra aura visiva comune: uno scotoma (macchia nera). There is a genre of art called " migraine art ", based on migraine aura.

Emicrania vestibolare
(Dietrerich e Brandt 1999)
Gli autori introducono il termine “emicrania vestibolare” per descrivere un disturbo vestibolare od oculomotorio ricorrente,accompagnato o meno da cefalea emicranica e/o da altri sintomi propri dell’aura tronco-encefalica, ma non inquadrabile nella emicrania basilare secondo i criteri IHS. La diagnosi può essere posta solamente in pazienti soggetti a lungo follow-up,quando si sia esclusa con certezza una patologia neuro-vestibolare ricorrente (m. di Ménière, parossismi vertiginosi? o attacchi ischemici transitori) e dove sia stata documentato un reale beneficio con un trattamento antiemicranico sui sintomi vestibolari. Questo disturbo vestibolare/oculomotorio ricorrente si accompagna variamente agli altri elementi clinici sopra citati, articolandosi in precise “costellazioni cliniche” altamente orientative per la diagnosi di emicrania.

Tabella 1
Criteri diagnostici per l’emicrania vestibolare secondo Dieterich and Brandt, 1999.
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Vertigine emicranica (Neuhauser e Lempert,2001) 
Gli autori enunciano una serie di criteri clinici con i quali sarebbe possibile selezionare pazienti affetti da vertigine ricorrente su base emicranica, rispetto ad altre sindromi otoneurologiche. I criteri di selezione si basano sul concetto che il paziente abbia:
a. disturbi vertiginosi ricorrenti
b. siano concomitanti o quanto meno presenti sintomi chiave della emicrania, come la cefalea e
   l’aura, (fono-fotofobia, cefalea pulsante, familiarità per emicrania)
c. vi sia una risposta positiva (vestibolare) ad un trattamento antiemicranico in acuto o quanto                meno ad   una  profilassi  antiemicranica
d. possano essere esclusi con certezza altri disturbi otoneurologici.

Tabella 2. Criteri diagnostici per la vertigine emicranica secondo Neuhauser e Lempert, 2001

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Sebbene questi criteri assomiglino a quelli enunciati da Dietrerich nel ’99 vi sono importanti differenze da notare: la “emicrania vestibolare” rappresenterebbe una manifestazione mono od oligosintomatica dell’aura emicranica,variamente associata alla suc- cessiva cefalea od, in assenza di questa, a criteri clinici alternativi; la “vertigine emicranica” concentra l’attenzione sul sintomo vertigine estrapolandolo dal resto della sintomatologia emicranica e soprattutto estraendolo dal contesto dell’aura. Nei criteri di Neuhauser la vertigine emicranica vuole essere collocata come sintomo guida esclusivo rispetto alle costellazioni enunciate da Dietrerich, divenendo essa stessa il volano principale per confortare il sospetto diagnostico di vestibolopatia emicranica. Altra differenza è che la classificazione di Neuhauser è “pesata”  rispetto a quella di Dietrerich: vengono introdotti criteri forti e deboli, con i quali è più o meno agevole legare la vestibolopatia ricorrente al substrato emicranico (diagnosi di certezza e probabilità), quindi ammettendo il limite di un inquadramento classificativo rigido e lasciando spazio a quadri clinici altamente presuntivi, ma con correlazione clinico-patologica più sfumata. Le “costellazioni” di Dietrerich assumono invece un ugual peso diagnostico e quindi tendono ad escludere quadri clinici più sfumati, ma di comune osservazione nella pratica clinica

Vertigine in relazione all’emicrania(Pagnini 2003)
L’autore Pagnini parte dalla necessità di identificare la natura emicranica del disturbo vestibolare ricorrente, enunciando una serie di criteri inclusivi essenziali atti all’accertamento di un substrato emicranico, alla esclusione di patologie otoneurologiche specifiche o di segni neurologici e/o neuro radiologici alternativi ed infine alla esclusione di un fattore di rischio vascolare (che sposterebbe la diagnosi verso forme vascolari transitorie):

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Tabella 3. Criteri clinici indispensabili (secondo la classificazione Pagnini).

Altre caratteristiche cliniche sono variamente espresse dai pazienti affetti da vestibolopatia emicranica. L’autore propone un elenco dei criteri clinici strumentali definiti importanti (ma non essenziali), la cui presenza corrobora l’orientamento diagnostico verso la natura emicranica del disturbo, ma che presi a se non permettono di fare diagnosi differenziale verso altre vestibolopatie ricorrenti (tabella 4).

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Tabella 4. Criteri diagnostici importanti secondo la classificazione Pagnini. 

La ricerca puntuale sul versante anamnestico dei criteri essenziali e l’assommarsi delle altre caratteristiche importanti, permette un ragionevole inquadramento della sindrome vertiginoso-posturale di quel paziente su base emicranica. Ma l’autore si spinge avanti cercando di caratterizzare ulteriormente le diverse espressioni cliniche del disturbo vertigine nell’emicrania. Per fare questo Pagnini trova nel sintomo cefalea e sintomo vertigine l’unico razionale classificativo clinico a tal fine. Vengono presi in considerazione due ordini temporali differenti: il primo è la relazione temporale esistente tra il singolo attacco di vertigine ed il singolo attacco di cefalea; il secondo è l’andamento clinico del sintomo vertigine e del sintomo cefalea nella storia clinica del paziente. Il disturbo vertiginoso/posturale può presentarsi in stretta relazione con la crisi algica divenendo quindi associato ad essa (Vertigine Emicranica Associata -VEA-) oppure può ricorrere isolatamente alternandosi all’attacco di cefalea e sostituendosi ad esso. In questo secondo caso l’evento vertigine assume tutte le caratteristiche cliniche di equivalente vestibolare di crisi cefalalgica, divenendo quindi una Vertigine Emicranica Equivalente -VEE(tabella 5).

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. 
Di conseguenza rientrano nella categoria della vea (Vertigine Emicranica Associata),sia la vertigine che si presenti in rapporto alla crisi algica con i caratteri dell’aura (come definita dall’IHS durata compresa tra 4-60’, precursore dell’imminente attacco cefalalgico); sia la vertigine che si associa alla crisi cefalalgica sovrapponendosi ad essa (definita VEA concomitante). La VEA più eclatante è con la emicrania basilare di Bickerstaff; ma spesso il cefalalalgico emicranico riferisce disagi oculomotori o dell’equilibrio in concomitanza con la cefalea, in misura più o meno accentuata, spesso misconosciuti all’esame clinico, che non si inquadrano rigorosamente nell’emicrania basilare. Se la vertigine e la cefalea si associano, la storia dei due disturbi sarà necessariamente sovrapposta. Quando invece il disturbo vestibolare acquisisce un carattere di equivalente emicranico,questi può manifestarsi a distanza dal periodo di manifestazione della cefalea (fase florida). Analogamente all’inquadramento dell’emicrania, è possibile prendere come riferimento la cefalea e quindi inquadrare l’equivalente vestibolare in riferimento alla fase florida del dolore. Le manifestazioni precoci dell’interessamento vestibolare in pazienti emicranici ancora non cefalalgici (inquadrata da Basser come vertigine benigna dell’infanzia e da Snyder come torcicollo parossistico infantile) vengono definiti vertigini emicraniche equivalenti precoci. Qualora la manifestazione vestibolare equivalente si articoli contemporaneamente alla fase florida della cefalea che può essere definita vertigine emicranica equivalente intercritica. Nel caso in cui i disturbi dell’equilibrio si manifestino allo scemare delle crisi cefalalgiche (come accade dopo la menopausa o la gravidanza in alcune pazienti emicraniche) si parla di vertigine emicranica equivalente tardiva. Proprio l’identificazione di un ristretto campione di pazienti con conversione tardiva della cefalea in vertigine ed ottima risposta alla profilassi antiemicranica ha permesso di suffragare questo inquadramento clinico. Rispetto alla classificazione di Dieterich questo approccio classificativo si sovrappone per i criteri di diagnosi, ma si differenzia per l’inquadramento clinico “aperto”, inclusivo per tutte le possibili sfumature del disturbo vertiginoso. La classificazione in costellazioni rappresenta invece un inquadramento rigido,esclusivo, nato per integrarsi nella classificazione IHS come nuova entità nosologica (i.e. emicrania vestibolare), alla stregua di altre forme monosintomatiche di emicrania” (emicrania oftalmica, emicrania addominale). Ecco che lo stesso disturbo viene considerato da due punti di vista contrapposti: Dieterich parte dal contesto nosologico (come collocare la vertigine nella classificazione dell’emicrania) e Pagnini dal contesto clinico (come caratterizzare la vertigine nell’emicranico). Pressoché sovrapposti anche gli inquadramenti diagnostici di Pagnini e Neuhauser, pesati rispettivamente in criteri indispensabili/
di certezza e criteri importanti /di probabilità . Ciò che invece differenzia i due approcci è l’inquadramento clinico ulteriore di Pagnini, che differenzia qualitativamente i disturbi vestibolari emicranici in equivalenti e associati, mantenendo come fulcro la cefalea emicranica. Se nella classificazione di Neuhauser la certezza della diagnosi è tanto maggiore quanto più stretta è la relazione tra cefalea e vertigine, per Pagnini la vertigine indipendente dalla cefalea se presenta certe caratteristiche può essere altrettanto significativa nel definire la natura emicranica.

IHS 2004
Nella seconda edizione della classificazione delle cefalee redatta dalla IHS nel 2004 viene tralasciato l’inquadramento dei disturbi otoneurologici dovuti ed associati all’emicrania della prima classificazione del 1988. Le uniche entità della nuova classificazione che prevedono la presenza di una sintomatologia vertiginosa sono la:
1. l’emicrania “basilar-type”;
2. emicrania emiplegica familiare;
3. vertigine parossistica benigna del bambino nell’ambito
   delle sindromi periodiche dell’infanzia comunemente precursori di emicrania;
4. infarto emicranico.

Tabella 6. Classificazione and WHO ICD - 10NA Codes

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È bene ricordare i criteri diagnostici di emicrania senz’aura:

Tabella 7. Criteri IHS di emicrania senza aura.di aura emicranica:

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e di aura emicranica:

Tabella 8. Criteri IHS di aura e di emicrania con aura.

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perché la soddisfazione di entrambi questi gruppi di criteri è per tutti gli autori, che se ne sono occupati, fondamentalmente solo per poter cominciare a pensare alla natura emicranica di un disturbo vestibolare. Evidente che in queste entità non viene contemplato alcun sintomo oculomotorio o vestibolare. L’emicrania “tipo basilare” è quella l’entità che sostituisce la precedente emicrania basilare,la modifica nasce dalla presenza in questa entità clinica di sintomi bi-emisferici che non sono secondari a interessamento dei soli territori vertebro-basilari, come enunciato da Bikerstaff. I criteri diagnostici sono:bi-emisferici che non sono secondari a:

Tabella 9. Criteri IHS di emicrania “basilar-type”.

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Seguendo quindi questi criteri sintomi a tipo vestibolare od oculomotorio con durata superiore ad 1 ora, oppure sintomi vestibolari isolati rispetto agli altri sintomi neurologici elencati, oppure non seguiti da cefalea non possono essere inquadrati in nessun modo. L’infarto emicranico contempla la presenza di una sintomatologia vertiginosa prolungata associata o meno ad altre manifestazioni neurologiche durature. Molti pazienti emicranici con sintomatologia vertiginosa la riferiscono duratura,ma la pressoché totale assenza di lesioni ischemiche specifiche, alla diagnostica per immagini, in questi pazienti esclude la sovrapposizione tra l’infarto emicranico e la vertigine emicranica. Il 60% delle crisi di emicrania emiplegica spontanea o familiare può manifestarsi con una  sintomatologia  basilare, accompagnata da emiplegia, ma anche in questo caso disturbi vestibolari isolati, (quelli non seguiti da cefalea o semplicemente più prolungati di 60 minuti) non trovano spazio in questo inquadramento. Il disturbo vestibolare ricorrente frequentemente osservato nell’emicranico e dovuto all’emicrania, come definito dai criteri di Dieterich, di Neuhauser o di Pagnini non può quindi essere completamente inquadrato seguendo i criteri diagnostici ad oggi decisi dall’IHS.Nell’ottica dell’IHS tra le tre classificazioni, la più “calzante” a colmare il vuoto classificativo è probabilmente quella di Dieterich che classifica questi disturbi vestibolari ricorrenti
come emicrania vestibolare, ossia una forma mono-oligosintomatica di aura dell’emicrania “tipo basilare”. Le altre due classificazioni partono dal disturbo vertigine per risalire ai rapporti
tra sindrome vertiginosa e substrato emicranico del paziente.

Clinica
In definitiva, nonostante la diversità di opinioni tra i vari autori,vi è convergenza nell’indicare col termine “vertigine in relazione all’emicrania” o “vertigine emicranica” o “emicrania vestibolare” (usiamo da ora in poi l’acronimo VE per indicare più generalmente una vestibolopatia emicranica) un disturbo vertiginoso-posturale ricorrente, caratterizzato da manifestazioni variabili per intensità e tipo (da crisi oggettive della durata di qualche ora ad instabilità posturali protratte addirittura a settimane),che si sviluppa in un paziente con diagnosi certa di emicrania e che non possa essere giustificato da altra sindrome otoneurologica riconosciuta. La diagnosi di VE rimane, quindi,
quasi esclusivamente anamnestica, poiché sebbene i disturbi su base emicranica siano ricorrenti, non si associano a segni o risposte strumentali ripetibili e specifiche nè in fase acuta né intercritica.
Nello studio di Dieterich eseguito su 90 pazienti emicranici con vertigini episodiche, il 78% dei pazienti presentava sintomatologia oggettiva ed una parte di questi che mostrava variazione
del sintomo in base alla posizione della testa. Il 34% riferiva oscillopsia e dizziness. La combinazione tra le due sintomatologie avveniva in un quarto dei pazienti. In un altro studio recente
di Von Brevern si è visto che la valutazione otoneurologica eseguita in acuto rilevava la presenza di un nistagmo spontaneo o posizionale in circa il 70% dei pazienti. A riguardo del ny posizionale lo stesso gruppo di autori stimava che il 3% dei nistagmi posizionali in acuto sono accreditabili ad un meccanismo emicranico e non labirintolitiasico. Vengono poi dettati alcuni criteri di ifferenziazione di questo ny posizionale (da alcuni definito pseudo posizionale) da quello secondario a canalolitiasi:
crisi di breve durata e frequente ricorrenza, sintomi emicranici associati durante la crisi, reperti nistagmici atipici ed insorgenza precoce nell’età del paziente. Roberts inserisce un
ulteriore criterio che è la difficile risoluzione e la persistenza del quadro dopo le tipiche manovre di riposizionamento. Il suddetto studio di Dieterich conferma una prevalenza sovrapponibile
di disturbi posizionali in acuto (3 pz con ny posizionale su 90) sovrapponibile agli altri autori.
In fase intercritica sono state rilevate anche strumentalmente lievi disfunzioni oculomotorie e vestibolari, di tipo centrale periferico o misto nella maggior pazienti con VE (57%-77% a
seconda degli autori). Recentemente è stato dimostrato che la maggioranza (83%) dei pazienti affetti da sola emicrania (peggio se con aura) soffre di lievi disfunzioni oculomotorie/
vestibolari aspecifiche senza riferire alcuna sintomatologia. Da questi contributi è evidente come segni otoneurologici siano di relativa importanza nel confermare la diagnosi. Recentemente Viktovjc ha rilevato che in pazienti emicranici con VE la risposta vagale-emetica alle prove di stimolazioni caloriche è molto più spiccata rispetto altri pazienti emicranici che non manifestano VE ma con vestibolopatia di altra natura e la differenza appare statisticamente significativa.
È tuttavia importante notare come proprio questa ricchezza ed aspecificità di segni e la presenza di una sintomatologia non stereotipata sia, paradossalmente, la caratteristica più orientativa
per VE, permettendoci di differenziarla rispetto a sindromi vestibolari ricorrenti specifiche come ad es. la M. di Ménière.

Diagnosi differenziale ed altre oto-neuropatie ricorrenti associate all’emicrania.

Rapporti tra emicrania,VE e Malattia di Meniere
 La vertigine emicranica si pone in diagnosi differenziale con altre vestibolopatie o disturbi neurologici con manifestazioni ricorrenti. Alcune di queste entità trovano oltretutto una
aumentata incidenza nel paziente emicranico, come a testimoniare che l’emicrania in sé può rappresentare un fattore di rischio aggiuntivo per altre patologie otoneurologiche, di natura
verosimilmente vascolare. La prima patologia da differenziare è la Malattia di Ménière (MdM) che, come può esserlo la VE, è caratterizzata nella sua fase florida da crisi vertiginose oggettive ricorrenti della durata di qualche ora. Inoltre, ci sono molte evidenze che il legame tra le
due sindromi sia molto stretto. Già nel 1962 Aktinson si era accorto di questi stretti rapporti ed aveva individuato un andamento dei sintomi emicranici e del corredo emicranico che può
essere considerato analogo a quello che più tardi è stato accreditato alla VE ; per esempio la MdM potrebbe esordire tardivamente rispetto alla fase florida della cefalea emicranica, potendone
rappresentare  l’”equivalente tardivo”, permanendo o accentuandosi al recedere della cefalea. Viene introdotto il termine “malattia di Ménière vestibolare” –ossia quella caratterizzata da una ricorrenza di soli attacchi vertiginoso-posturali in assenza di sintomatologia uditiva associata - che tuttavia altro non sarebbe che una VE che “mima” la MdM . Per Radke dal punto di vista epidemiologico le evidenze sono ancora più nette:la prevalenza di emicrania è del 36%-56% nei menierici rispetto
ad un 15%-25% dei non menierici. Sempre secondo Neuhauser,il 45% dei pazienti emicranici con MdM hanno sperimentato almeno una volta sintomi di tipo emicranico (fonofobia, sintomi
dell’aura, cefalea emicranica) in concomitanza con l’attacco cocleolabirintico. Altri autori si sono concentrati nello studiare famiglie, dove i parenti di grado stretto presentavano alternativamente
MdM ed emicrania, con tassi assolutamente non normali;nelle famiglie studiate da Cha e Baloh la prevalenza di emicrania risultava del 48% e quella di vertigine episodica nei parenti
stretti del probando menierico del 27%, raffrontata ad un 4,9% di popolazione. Tali famiglie rappresentano il modello biologico di una possibile suscettibilità genetica comune alle due
sindromi. Tuttavia, ci sono differenze tra la MdM nell’emicranico e nel non emicranico: nell’emicranico insorge più precocemente (37aa vs 49aa), presenta una spiccata familiarità per vertigine episodica e cefalea emicranica e l’ipoacusia fluttuante progressiva
è più frequentemente bilaterale (56% vs 4%). Sebbene quindi la MdM sia strettamente legata alla emicrania, essa deve essere differenziata dalla VE e l’elemento clinico dirimente
è la fluttuazione e progressivo decadimento uditivo,audiometricamente documentabile nei pazienti menierici e non negli emicranici. Battista nel 2004, ha riscontrato che 3 su 76 pazienti con VE rivelava una ipoacusia > di 25 dB, viceversa solo 2 su 34 pazienti con MdM presentavano un udito normale.
Perciò gli emicranici che presentano attacchi ricorrenti di vertigine accompagnati da una sintomatologia uditiva e con una documentata fluttuazione uditiva e/o ipoacusia stabilizzata vi
è una ragionevole certezza che si tratti di MdM e non VE.

Rapporto tra emicrania,labirintolitiasi e VE
Già nel 1988 la IHS aveva indicato la vertigine parossistica posizionale benigna (VPPB) come un disturbo otoneurologico “associato” all’emicrania, senza tuttavia motivarne i criteri di
associazione. Vari autori hanno dimostrato come la VPPB abbia effettiva mente una stretta correlazione epidemiologica con l’emicrania:Ishiyama ha notato una prevalenza tripla di emicrania in un gruppo di VPPB idiopatiche del canale semicircolare posteriore rispetto ad un gruppo di VPPB secondarie (a cofochirurgia o trauma) dove la prevalenza è sovrapponibile a quella di popolazione.
È stata dimostrata anche una elevata prevalenza di emicrania in pz con VPPB precoce (<50 aa) rispetto a pazienti con VPPB tardiva (>50 aa) (50% vs 15%) ed una spiccata tendenza
alla recidiva di VPPB nei pazienti emicranici (77% dei pz con storia di più di 2 attacchi). Uneri ha confermato una stretta correlazione tra VPPB e emicrania confrontrando  l’incidenza
dell’emicrania in pz affetti da VPPB rispetto a soggetti affetti da altra causa nota di vestibolopatia alla ricerca dell’emicrania:vi è una incidenza tripla di emicrania (58,6%) nel gruppo di
VPPB del canale posteriore rispetto al gruppo di controllo, come anche tripla è l’incidenza familiare di emicranica e la familiarità per storia di vertigini episodiche.
Recenti studi osservazionali hanno dimostrato che in fase acuta la VE dà dei reperti nistagmici posizionali transitori (pseudo VPPB). Perciò in fase acuta si pone un problema di diagnosi differenziale tra VE e labirintolitiasi. Vi sono alcuni caratteri clinici che permettono tuttavia di differenziare la VPPB dalla pseudo-VPPB dell’emicranico: nella pseudo-VPPB i reperti nistagmici non hanno i caratteri specifici del parossismo, potendo risultare sì posizionali ma persistenti, inoltre spesso non seguono la seconda legge di Ewald, in quanto possono osservarsi nistagmi non corri- spondenti al piano del canale interessato. I disturbi sono incoerenti rispetto alla VPP, la durata delle vertigini, l’impossibilità alla stazione eretta, sintomi emicranici sovrapposti, recidive più frequenti
ed età di esordio anticipata. Perciò nell’emicranico la diagnosi presuntiva in fase intercritica di VPPB deve essere posta con molta più cautela ed in fase critica il reperto nistagmico deve
essere quanto più possibile paradigmatico.

Altre vestibolopatie a carattere episodico   ricorrente nell’emicranico
Altre vestibolopatie o disturbi otoneurologici possono occorrere nella vita del paziente emicranico con una frequenza superiore osservabile nella popolazione in generale: l’emicrania infatti rappresenta un fattore di rischio vascolare. Perciò tutte quelle manifestazioni oculomotorio - vestibolari secondarie a interessamento del microcircolo come il deficit labirintico acuto, la “claudicatio labirintica”, l’insufficienza vertebro basilare o il vero e proprio attacco ischemico transitorio del territorio posteriore, devono essere annoverate nella diagnosi differenziale
del paziente con vertigini acute associate a cefalea emicranica o storia di emicrania. È da ricordare anche che alcune patologie multifocali come la sclerosi multipla possono esordire nel giovane con gravi disturbi oculomotorio transitorio, più raramente, con isolati disturbi vertiginoso-posturali a
carattere episodico. È doveroso quindi completare (come esplicitato dai criteri di esclusione di Pagnini) l’indagine clinica del paziente con una diagnostica per immagini che rappresenta al
giorno d’oggi, il gold standard per la diagnosi di neuropatie troncocerebellari vasculopatiche, multifocali degenerative o malformative.

Cenni di fisiopatologia
L’emicrania rappresenta uno status che si riconosce nella sua forma caratteristica con la tipica cefalea ricorrente. Tuttavia i meccanismi accreditati per la cefalea (vasospasmo per l’aura e
vasoparalisi per la cefalea o la spreading depression) possono investire anche il sistema vestibolare in maniera isolata o complessa,sortendo una sintomatologia d’organo ricorrente come
nell’ emicrania retinica o la emicrania addominale. È anche vero che in base all’età l’emicrania può assumere aspetti differenti nello stesso paziente: nell’epoca prepubere assume la veste del torcicollo parossistico infantile e delle sindromi cicliche dell’infanzia precursori della cefalea emicranica (come la vertigine parossistica posizionale benigna del bambino). In età fertile si può manifestare nella forma cefalalgica classica o nelle più rare forme oligosintomatiche anche prima ricordate. In epoca post-menopausale più di un autore ha notato l’affievolimento delle manifestazioni algiche e la permanenza o intensificazione di quelle vestibolari - oculomotorie.
Studi su varianti genetiche del gene CACN1A, che codifica per un canale del Ca, e che sono alla base dell’Atassia episodica di tipo 2 e dell’emicrania emiplegica familiare, speculano ipotizzando
che vi siano varianti anatomiche di canali di membrana in grado di modificare nel territorio tronco-cerebellare e vestibolare la scarica di base, alterando il controllo oculomotorio in maniera episodica.
Il meccanismo vasospastico nel territorio vestibolare periferico sarebbe alla base di tutte quelle forme di vertigine oggettiva episodica ricorrente presenti nel quadro della VE, e che esitano o
meno in deficit permanente del labirinto. Altri studi hanno indagato nell’emicranico le strette connessioni tra sistema vestibolare, sistema trigeminale e vie talamocorticali:stimolazioni dolorifiche trigeminali sono in grado di modificare l’assetto vestibolare nell’emicranico evocando o modificando reperti oculomotori; la stimolazione vestibolare calorica può modulare l’intensità e la durata della cefalea emicranica.

Terapia 
La risposta ad una terapia specifica antiemicranica in acuto (con triptani o ergotamina) od alla profilassi antiemicranica (propanololo,pizotifene o flunarizina) è indicata come criterio importante
per la diagnosi di vertigine emicranica. Ad oggi, tuttavia,l’efficacia terapeutica di vari trattamenti testati è debole perché basata solo su case report o studi osservazionali. Una breve comunicazione su risultati preliminari di un trial in doppio cieco su triptani vs placebo assunti in acuto riporta le
conclusioni che sono ancora di difficile interpretazione.
L’atteggiamento terapeutico di fronte alla VE deve essere simile a quello tenuto di fronte alla cefalea emicranica: abbattere i sintomi dell’attacco acuto e/o ridurre la frequenza delle crisi
con una profilassi. Non essendoci ancora delle certezze sulla patogenesi e terapia della VE il buon senso impone che vengano utilizzati farmaci ben tollerati e con pochi effetti collaterali.
È per questo che la profilassi antiemicranica, condotta con farmaci Ca++ antagonisti o beta bloccanti, appare il più ragionevole approccio terapeutico per un disturbo vestibolare ricorrente
nell’emicranico, ancora non uniformemente inquadrato. che, in definitiva, rappresenta il problema prevalente. Molto diversa è la popolazione di pazienti che giunge al cospetto del neuro-otologo o comunque del vestibologo: si tratta nella maggioranza dei casi di soggetti nei quali il disturbo principale è di tipo vestibolare e nel quale, se non adeguatamente indagata,la presenza di una cefalea emicranica è misconosciuta o trascurata. Ciò accade perché per questi pazienti il disturbo vertiginoso-posturale di possibile origine emicranica quasi mai è temporalmente legato o associato alla crisi algica, ma si presenta spesso alternativamente alla crisi di cefalea stessa, anche in periodi della vita molto lontani tra loro. Per l’otoneurologo è quindi molto più difficile poter stabilire un legame patogenetico tra le due entità mentre è spesso fondamentale sia da un punto di vista diagnostico che terapeutico. D’altra parte l’esistenza di una entità nosologica che lega cefalea emicranica e vertigini ricorrenti è ormai corroborata da troppe osservazioni indipendenti in letteratura e troppo autorevoli da poter essere trascurate da chi studia l’emicrania nelle sue diverse manifestazioni.
Rimane da perfezionare un inquadramento clinico diagnostico condiviso, che consenta a tutti di progredire nell’individuazione dei soggetti con tale manifestazione patologica.
Inoltre, è indispensabile nel futuro stabilire con studi rigorosi in doppio cieco l’efficacia dei farmaci antiemicranici a questo scopo nell’attesa che la ricerca di base possa dimostrare l’ormai evidente rapporto tra sistema vestibolare ed emicrania.

Conclusioni
Dal punto di vista del neurologo o del cefalologo il problema della collocazione diagnostica e del conseguente atteggiamento terapeutico per i disturbi vertiginoso-posturali ricorrenti nel
paziente emicranico può non apparire clinicamente impellente; ciò perché questi specialisti giungono in contatto per la maggior parte con soggetti principalmente cefalalgici che hanno
anche vertigini o disequilibri, ma quasi esclusivamente in stretto rapporto con la crisi algica. Per questi pazienti è la cefalea che, in definitiva, rappresenta il problema prevalente. Molto diversa è la popolazione di pazienti che giunge al cospetto del neuro-otologo o comunque del vestibologo: si tratta nella maggioranza dei casi di soggetti nei quali il disturbo principale è di tipo vestibolare e nel quale, se non adeguatamente indagata, la presenza di una cefalea emicranica è misconosciuta o trascurata. Ciò accade perché per questi pazienti il disturbo vertiginoso-posturale di possibile origine emicranica quasi mai è temporalmente legato o associato alla crisi algica, ma si presenta spesso alternativamente alla crisi di cefalea stessa, anche in periodi della vita molto lontani tra loro. Per l’otoneurologo è quindi molto più difficile poter stabilire un legame patogenetico tra le due entità mentre è spesso fondamentale sia da un punto di vista diagnostico che terapeutico. D’altra parte l’esistenza di un’entità nosologica che lega cefalea emicranica e vertigini ricorrenti è ormai corroborata da troppe osservazioni indipendenti in letteratura e troppo autorevoli da poter essere trascurate da chi studia l’emicrania nelle sue diverse manifestazioni.
Rimane da perfezionare un inquadramento clinico diagnostico condiviso, che consenta a tutti di progredire nell’individuazione dei soggetti con tale manifestazione patologica.
Inoltre, è indispensabile nel futuro stabilire con studi rigorosi in doppio cieco l’efficacia dei farmaci antiemicranici a questo scopo nell’attesa che la ricerca di base possa dimostrare l’ormai evidente rapporto tra sistema vestibolare ed emicrania.