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Otomicosi (Micosi del CUE)

E' una dermatite che colpisce il condotto uditivo in genere da un solo lato, causata da funghi di vario tipo (Aspergillus niger, Candida albicans, ecc...).
L'infiammazione genera prurito, ipoacusia, dolore e tensione.
La malattia ha un decorso di alcuni mesi.
La terapia è medica e si basa su farmaci applicati localmente dal paziente o mediante medicazioni eseguite dallo specialista.
E' una affezione benigna e guarisce quasi sempre senza postumi, anche se può recidivare con estrema facilità.
L’otomicosi può essere favorita da un’immunodepressione, da un clima di tipo
tropicale, da traumi del condotto uditivo esterno, dall’applicazione di antibiotici o di corticosteroidi. La diagnosi si basa prima di tutto sull’esame obiettivo e gli esami micobatteriologici sono realizzati solo in caso di dubbio diagnostico. Il trattamento dell’otomicosi abitualmente è locale e si basa sull’applicazione di antifungini, di tipo polienico o imidazolico e deve durare almeno 2 settimane. Nella maggior parte dei casi,
l’otomicosi rimane un’otite comune, che guarisce solamente con un trattamento adeguato. È necessario, tuttavia, saper individuare le forme complicate o estese che richiedono un trattamento sistemico urgente e prolungato. Le localizzazioni a livello del padiglione (dermatomicosi) si avvicinano di più alle micosi cutanee che alle otomicosi e, il più delle volte, sono indirizzate verso un trattamento dermatologico. L’otomicosi è una patologia relativamente frequente, riscontrata prevalentemente durante il periodo estivo. La sua prevalenza rappresenterebbe dal 5 al 10% dell’insieme delle otiti
esterne. I fattori che favoriscono la comparsa di otomicosi sono quelli abitualmente osservati in caso di infezioni fungine: clima tropicale, immunodepressione, traumatismi locali e chirurgici, applicazione di antibiotici o di corticosteroidi in situ... Gli agenti patogeni (lieviti, filamenti miceliali cheratinofili)
maggiormente riscontrati sono Candida albicans e Aspergillus. La diagnosi di otomicosi si basa innanzitutto sull’esame otoscopico e la sua sintomatologia clinica è simile a quella dell’otite esterna batterica. Tuttavia, la diagnosi può essere particolarmente
difficoltosa, soprattutto in caso di sovrainfezione. Il suo trattamento è innanzitutto locale, basato sull’applicazione di antifungini, di tipo polienico (spettro stretto) o imidazolico (ampio spettro). Nella maggior parte dei casi, l’otomicosi guarisce solamente con un trattamento adeguato. È necessario, tuttavia, saper individuare le
otomicosi gravi o estese la cui diagnosi può essere più difficile.
Queste forme si presentano soprattutto in soggetti immunodepressi.
Esse richiedono un trattamento medico urgente per via sistemica e, talvolta, il trattamento chirurgico.

Micologia e commensalismo del condotto uditivo esterno
Lo studio dell’ecologia micologica e microbica cutanea permette di descrivere un certo numero di microorganismi che costituiscono la flora commensale del condotto uditivo esterno. Tra questi si riscontrano batteri e funghi (o micromiceti). I micromiceti
appartengono al regno vegetale. Sono tallofiti, ovvero non comportano né stelo, né foglie, né radici; l’assenza di sistema clorofilliano li rende saprofiti obbligatori. Ma ogni saprofitismo non implica necessariamente patogenicità e, dunque, bisogna dare il
giusto valore ai risultati dei prelievi micologici e batteriologici eseguiti a livello cutaneo. Senza il confronto dell’esame obiettivo, un prelievo effettuato a livello del condotto uditivo esterno ha scarso significato clinico: può indicare la presenza di una popolazione di microorganismi saprofitici od essere semplicemente indice di una
contaminazione esterna. Lo studio della flora saprofita del condotto uditivo esterno (commensalismo) evidenzia che i batteri e i micromiceti sono presenti in grande quantità.


Micromiceti commensali
Frequentemente vengono isolati nel condotto uditivo esterno in assenza di infezione conclamata. Si distinguono:
– il genere dei micromiceti filamentosi della famiglia delle
aspergillacee (gruppo degli Aspergilli);
– il genere dei lievitiformi, quali Pityrosporum ovale.

Invece, il carattere saprofita dei lieviti di tipo Candida albicans, riconosciuto a livello dell’apparato digerente, è controverso a livello del condotto uditivo esterno.
Qualsiasi squilibrio della flora cutanea saprofita del condotto uditivo esterno può essere all’origine di un’infezione dell’orecchio. Ogni riferimento a questo articolo deve portare la menzione: Malard O, Bordure P, Toquet J e Legent F. Otomicosi. Encycl Méd Chir (Editions Scientifiques et Médicales Elsevier SAS, Paris), Otorinolaringoiatria, 20-080-A-10, 2002, 8 p.
una distruzione elettiva della flora batterica determina un aumento anomalo della percentuale degli agenti fungini, dando loro un carattere invasivo e patogeno.


Batteri saprofiti
Sono riscontrati nel 70-95% dei prelievi del condotto uditivo esterno
eseguiti in assenza di anomalie cliniche . I germi riscontrati con maggiore frequenza possono essere classificati in quattro gruppi. Stafilococchi coagulasi negativi
Sono i più numerosi. Fanno parte del gruppo dei cocchi Gram positivi e sono tipicamente raggruppati in piccoli ammassi più o meno regolari. Tra essi, i due principali sono lo Staphylococcus auricularis (specifico del condotto uditivo esterno) e lo Staphylococcus capitis (non specifico). Non è stato descritto alcun ruolo patogeno per questi stafilococchi coagulasi negativi a livello del condotto uditivo esterno.
Difteroidi aerobi o corineiformi
Sono osservati molto spesso nel condotto uditivo esterno. Hanno forma di bastoncini e fanno parte del gruppo dei bacilli Gram positivi. Alcuni di essi sono particolarmente lipofili e si sviluppano nelle regioni ricche di ghiandole sebacee.
Difteroidi anaerobi
Si riscontrano meno di frequente. Si tratta soprattutto del gruppo dei ropionibacterium.
Altri batteri: Escherichia coli, Proteus e Pseudomonas aeruginosa ...
Sono riscontrati sporadicamente nel condotto uditivo esterno sano.


Epidemiologia
La diagnosi di otomicosi è abitualmente posta nell’adulto al di sopra dei 35 anni di età, di sesso maschile. L’estate e l’autunno costituiscono i periodi di predilezione. Le otomicosi si possono riscontrare in soggetti sani e senza precedenti anamnestici, tuttavia, abitualmente esistono dei fattori predisponenti: recente terapia antibiotica, modificazione del pH cutaneo o delle proprietà antibatteriche del cerume, alnutrizione, chirurgia otologica recente o traumi del condotto uditivo esterno. In generale, tutti gli stati che inducono un’immunodepressione aumentano il rischio di insorgenza di otomicosi. L’otite esterna è innanzitutto un’infezione di origine batterica: uno
studio che raggruppa più di 1.400 prelievi effettuati in pazienti con otorrea ha dimostrato che il germe principale dell’otite esterna era lo Pseudomonas aeruginosa. Tuttavia, è stata ipotizzata anche la responsabilità isolata di un microorganismo fungino nel 6% dei casi, mentre un’eziologia mista, batterica e fungina, era riportata nel 7% dei casi. Prelievi realizzati in pazienti affetti da otomicosi accertata evidenziano che i principali agenti responsabili sono del genere Aspergillus (Aspergillus niger, ma anche flavus e fumigatus) e del genere dei lieviti (Candida albicans, parapsilosis). La presenza di Penicillum è solitamente riportata, ma in proporzioni minori.


Studio clinico
Possono presentarsi varie forme cliniche. Di conseguenza la diagnosi è più o meno facile da porre.
OTOMICOSI ESTERNA
Si possono distinguere tre stadi. Lo stadio iniziale corrisponde all’attecchimento del micete e alla sua crescita negli strati superficiali della cute. Si osserva prurito moderato e l’otoscopia rivela un’iperemia della cute. La presenza di filamenti colorati sulle
secrezioni permette di porre la diagnosi. A uno stadio più avanzato, il paziente ricorre al medico per otalgia intensa associata ad otorrea. Il condotto uditivo esterno è ostruito da una massa biancastra, che forma un ammasso purulento. Dopo ablazione, la cute del condotto uditivo esterno è infiammata e talvolta ulcerata. Infine, ad uno
stadio più avanzato di malattia, che si verifica in assenza di terapia adeguata, i segni funzionali si intensificano. L’infiammazione è più estesa, talvolta si osservano adenopatie satelliti pretragiche e può insorgere una perforazione del timpano (chiodo micotico).


Prevalenza
– Alle nostre latitudini, la prevalenza dell’otomicosi è bassa. Essa rappresenterebbe il 10% delle cause di otiti esterne. Circa un terzo dei casi di otite esterna che persistono malgrado la terapia locale, avrebbe origine micotica: alcuni lavori scientifici concernenti più di 230 pazienti hanno permesso di evidenziare un micromicete in più del 35% delle otiti esterne che persistono dopo trattamento antibiotico e cortisonico per uso topico.
– In aree a clima tropicale, la prevalenza è nettamente più marcata. In alcune regioni l’incidenza potrebbe oltrepassare il 75% delle otiti esterne. In pratica, l’otomicosi rappresenterebbe il 10% delle visite otologiche in caso di clima caldo-umido . A latitudini
tropicali i micromiceti di tipo aspergillare sono i più frequenti e
sarebbero responsabili delle forme più gravi.


saprofiti 1 otimicosoacuta 2

otiomicosi acuta 3 ciclopiroxolamina

Forma cronica
Si tratta di una forma clinica più grave. La diagnosi spesso è più tardiva. Il suo aspetto clinico ed otoscopico è meno tipico rispetto alla forma acuta. È presente un’infiammazione diffusa del condotto uditivo esterno, ma la presenza di filamenti, di aree cotonose o nerastre induce spesso in errore. Tuttavia, il mancato miglioramento,
o addirittura il peggioramento dei sintomi dopo una terapia antibiotica e orticosteroide locale ben eseguita, attira l’attenzione del medico e permette di porre la diagnosi. In queste forme, i prelievi micologici e batteriologici sono molto utili per confermare la diagnosi. In caso di recidiva alcune settimane dopo il termine delle terapie, o
se persiste un’anomalia della cute del condotto, è opportuno ricercare una dermatosi sottostante. In effetti, l’otomicosi può insorgere sulla base di un eczema (atopico, da contatto) o di una psoriasi, la cui diagnosi è difficile a livello del condotto uditivo
esterno. In questi casi è necessaria una valutazione clinica da parte di un dermatologo, poiché queste dermatosi richiedono spesso una terapia specifica indipendente da quella dell’otomicosi. Nelle forme croniche, gli agenti fungini possono esercitare la loro patogenicità in due modi differenti: da una parte, con un meccanismo invasivo legato alla penetrazione diretta dei micromiceti negli strati epidermici; dall’altra, con un meccanismo di tipo allergico chiamato micetite, che si verifica in particolare al contatto di micromiceti del genere Aspergillus.

oto candida guarita oto candida guarita

otomicosi 1 otomicosi 2

OTOMICOSI ASINTOMATICA
La sua diagnosi è generalmente facile. L’otomicosi viene scoperta in occasione di un’otoscopia sistematica o eseguita per una semplice sensazione di orecchio pieno. L’otoscopia rivela depositi pulverulenti od una massa cotonosa che ostruisce tutto o parte del condotto uditivo esterno. Queste formazioni possono innestarsi su un tappo di cerume. Alcune forme sono colorate: può trattarsi sia di masse biancastre «cotonose o simili alla neve», evocatrici di otomicosi da Candida albicans, sia di secrezioni «nerastre» evocatrici di otomicosi da Aspergillus niger. Dopo la pulizia di questi depositi al microscopio, la cute e la membrana timpanica si rivelano intatte.


OTOMICOSI POSTOPERATORIA
Si tratta di una forma clinica rara. Il periodo postoperatorio costituisce un fattore di rischio, poiché coesistono il sovvertimento della flora cutanea, la macerazione prodotta dalla medicazione del condotto uditivo esterno e, talvolta, la terapia antibiotica. Qualsiasi recrudescenza del dolore, qualsiasi comparsa di febbre o di otorrea fetida postoperatoria deve condurre allo stamponamento del paziente e ad un esame otoscopico accompagnato da prelievi micologici e batteriologici. L’otomicosi è possibile nel periodo postoperatorio precoce, ma anche diverse settimane dopo
l’intervento. Le cavità radicali non adeguatamente trattate e medicate possono anche essere sede di attecchimenti micotici, con una colonizzazione semplice e il più delle volte poco patogena

OTOMICOSI MALIGNA
Queste forme temibili di otomicosi sono molto rare e corrispondono ad un’evoluzione necrotizzante dell’infezione. Si deve temere un’estensione alla mastoide e alla base del cranio. L’agente patogeno è rappresentato quasi esclusivamente dall’Aspergillus, ma una contaminazione con lo Pseudomonas aeruginosa è possibile. Sono riscontrate essenzialmente in pazienti immunodepressi (AIDS) che non presentano altre localizzazioni. Attualmente, la fisiopatologia dell’invasione aspergillare timpanomastoidea si basa solo su alcune ipotesi:
contagio di origine sinusale, ematogena, uditiva esterna... Il quadro clinico tipicamente descritto è quello di una otomastoidite subacuta. I dolori e l’otorrea sono intensi e precoci. La comparsa di una paralisi facciale periferica e di una labirintizzazione (sindrome labirintofacciale) è particolarmente evocatrice, ma deve anche far
sospettare, in questo contesto, una tubercolosi dell’orecchio. Nelle forme evolute, sono state descritte estensioni dell’osteite alla base del crani. Accanto alle forme classiche che insorgono in pazienti immunodepressi, sono state eccezionalmente descritte forme di otomastoiditi invasive in pazienti non immunodepressi nonché in pazienti che hanno presentato precedentemente l’aspergillosi polmonare.


DERMATITE SEBORROICA DEL CONDOTTO UDITIVO ESTERNO
Il germe della dermatite seborroica è un micromicete chiamato Pityrosporum ovale, che è anche l’agente della pitiriasi versicolor. Si tratta di un fungo lipofilo abitualmente saprofita della cute e considerato patogeno opportunistico. Le dermatiti seborroiche sono particolarmente frequenti ed estese nei pazienti affetti da sindrome
da immunodeficienza umana. Sono ritenuti responsabili anche altri fattori come lo stress e il consumo di alcol. Si tratta di una forma clinica di otomicosi abbastanza difficile da diagnosticare. Il suo trattamento è difficile anche a causa del suo
carattere recidivante. Il disturbo principale è il prurito, talvolta moderato, che porta il paziente ad utilizzare un bastoncino di cotone od un oggetto fine dello stesso tipo per alleviare il prurito. L’esame mette in evidenza lesioni eritematosquamose costituite da squame grasse giallastre che risparmiano la membrana timpanica. Le lesioni da grattamento del condotto uditivo esterno e della conca, talvolta, sono responsabili di un’essudazione secondaria poco specifica. L’interpretazione otoscopica è allora più difficile. Nelle forme presenti da tempo, il grattamento cronico può provocare
una lichenificazione della cute.


OTOMICOSI E PERFORAZIONE DEL TIMPANO
La sintomatologia di queste otomicosi è dominata dall’otorrea. Il loro aspetto clinico è simile a quello dell’otomicosi acuta. L’anamnesi, talvolta, può rilevare evidenze di perforazione timpanica presenti da tempo. L’esame otoscopico dimostra, dopo
pulizia, una perforazione della membrana timpanica associata ad una reazione infiammatoria della mucosa dell’orecchio medio. Queste forme cliniche pongono un problema terapeutico particolare.


CASO PARTICOLARE: DERMATOFITOSI DEL PADIGLIONE
Il più delle volte, è il dermatologo a porre diagnosi di dermatofitosi del padiglione. In effetti, si tratta più di una micosi cutanea del padiglione che di una reale otomicosi. Tuttavia, il condotto uditivo esterno può essere interessato per contiguità nel caso in cui abbia origine dalla conca. Queste dermatosi fanno parte del medesimo gruppo della tigna della cute glabra e sono dovute agli stessi gruppi di miceti filamentosi. Esistono tre classi di micromiceti responsabili di dermatofitosi: Epidermophyton, Microsporum e Tricophytum. Tutti particolarmente contagiosi. A seconda dell’agente patogeno, queste micosi sono trasmesse sia da animali domestici, sia attraverso un contatto interpersonale diretto, sia, più raramente, per contaminazione tellurica. Il loro aspetto clinico è caratterizzato da placche eritematosquamose ben limitate, superficiali ed estese in maniera evidente. La zona centrale è più chiara. Le placche possono essere molteplici e confluenti dando, in questo caso, l’aspetto policiclico. La presenza associata di lesioni interdigitoplantari, di herpes cercinato o di onissi è evocatrice. In presenza di qualsiasi dermatofito dell’orecchio, si esegue una notifica obbligatoria e si assumono eventuali misure di allontanamento. Si deve richiedere un esame ermatologico per il paziente ed i suoi familiari prossimi.


INDICAZIONI
La diagnosi di otomicosi è innanzitutto clinica. In effetti, i prelievi micobatteriologici non sono sempre di facile interpretazione. La presenza di miceti nel campione prelevato può essere indice di un microorganismo saprofita del condotto uditivo esterno o di una
contaminazione esterna. Il risultato di un esame micologico non può essere noto prima di diversi giorni e non deve determinare ritardi nel trattamento. È quindi logico eseguire un prelievo solo quando il contesto clinico è atipico o depone a favore di una forma grave:
– otite che si aggrava o resiste ad una terapia farmacologica
adeguata;
– paziente immunodepresso;
– infezione nel decorso postoperatorio;
– paziente proveniente da una regione tropicale e causa di forme
talvolta gravi;
– sospetto di dermatofitosi.


MODALITÀ
La diagnosi micologica si basa sulla qualità del prelievo. Le secrezioni o i depositi sono prelevati sotto guida microscopica con l’aiuto di uno strumento sterile. Può trattarsi di una micropinza, di un’aspirazione connessa ad un contenitore per germi, di una spatola immersa in brodo di coltura per evitare l’essiccamento del prelievo (kit colturali). In caso di sospetto di otomicosi cronica, è interessante prelevare le squame cutanee con l’aiuto di un adesivo a livello della conca. Il prelievo può essere posto in un tubo secco sterile ed essere inviato rapidamente. Ma è anche possibile usare dei contenitori di trasporto forniti dal laboratorio, contenenti soluzione fisiologica ed antibiotici, che permettono una conservazione più lunga del prelievo prima dell’invio.
In laboratorio, un esame diretto (colorazioni specifiche di tipo Gomori-Grocott) è dedicato alla ricerca di spore o di filamenti. Può permettere di fornire un’idea rapida sulla specie di fungo presente. I prelievi, in seguito, sono distribuiti sistematicamente in terreni di coltura specifici di tipo Sabouraud contenenti antibiotici ed inibitori
dello sviluppo delle specie saprofite (cicloeximide). Un intervallo di almeno 4 giorni è necessario al fine di ottenere la comparsa di colonie di micromiceti. Bisogna quindi studiare il loro metabolismo glucidico (zimogramma) e organico (auxanogramma) per effettuarne l’identificazione. Per questo, si rende necessario un intervallo
supplementare di 48 ore. Può essere eseguito un antimicogramma seguendo le stesse modalità dell’antibiogramma. In conclusione, il risultato di un prelievo micologico non potrà essere noto prima di 6 giorni almeno. Metodi diagnostici più recenti fanno ricorso a tecniche di indagine mediante immunofluorescenza dopo immunomarcatura dei prelievi. Queste sono proposte dal 1997 da alcune scuole per la diagnosi di otomicosi, sembrano al tempo stesso sensibili e rapide, ma rimangono a disposizione di un pochi laboratori.


Decorso
Quando un trattamento adeguato viene realizzato per almeno 15 giorni, l’evoluzione normale, nella stragrande maggioranza dei casi, è la guarigione. Sono possibili recidive e la loro prevenzione si basa sul controllo dei fattori predisponenti. Nelle forme acute, se il trattamento è rimandato, o se c’è infezione sia batterica che micologica, può insorgere una perforazione del timpano che provoca un’otite media e rende più difficile il trattamento. Le forme gravi sono essenzialmente descritte nelle regioni tropicali, e le forme ad evoluzione maligna nei soggetti immunodepressi. Sono determinate da micromiceti aspergillari e caratterizzate da un aggravarsi dell’infezione micotica, accompagnato da alterazioni dello stato generale. L’infezione può estendersi alle regioni periauricolari, cervicali, alla mastoide e anche alla base del cranio.

Trattamento

MODALITÀ TERAPEUTICHE
Trattamenti topici
Sono essenziali, rappresentano sempre la prima fase del trattamento
e sono eseguiti ambulatoriamente con il microscopio. Si esegue la
pulizia del condotto uditivo esterno, il cui scopo è eliminare i
depositi e le secrezioni. Questa fase permette un trattamento locale
più efficace e può comportare un bagno di orecchio con l’aiuto di
una soluzione antisettica locale, come il perossido di idrogeno al
10% saturato con acido borico (acqua borica). In seguito, viene
eseguito un tamponamento del condotto uditivo esterno con
l’applicazione di un tamponamento espansivo sterile che verrà
cambiato dopo 2 o 3 giorni, a seconda del grado di infezione locale.
Antisettici locali
Alcuni antisettici locali sono eccellenti antimicotici, a condizione che
la membrana timpanica sia intatta.
Il ricorso al perossido di idrogeno a 10 volumi (acqua ossigenata)
inibisce la crescita miceliale in vitro , ma le sue proprietà tossiche
per i miceti sono insufficienti per farne il trattamento ideale
dell’otomicosi.
Alcuni Autori raccomandano una terapia locale per 2 settimane a
base di un antisettico mercuriale come il mercurocromo, che
possiede buone proprietà micostatiche.
Gli antisettici iodati come il polividone iodato (Soluzione Betadinet)
sono dei buoni fungicidi. Tuttavia, non possono essere utilizzati in
caso di perforazione del timpano. Inoltre, la loro colorazione rende
il loro uso quotidiano delicato.
Antifungini
Il meccanismo d’azione delle molecole antifungine si basa
sull’alterazione della permeabilità cellulare del fungo, la cui parete
formata da chitina è particolarmente spessa. Il trattamento delle
otomicosi fa soprattutto appello a due classi di antifungini: i
polienici e gli imidazolici (tabella I). Per alcuni Autori, l’uso di
imidazolici sarebbe preferibile, da un lato per via del loro spettro
più ampio sul gruppo delle aspergillacee, e dall’altro in ragione
della loro capacità battericida sui germi Gram positivi. Gli
antimicotici polienici sono ototossici e non devono essere utilizzati
in caso di perforazione del timpano. L’ototossicità degli imidazolici
sarebbe minore, ma in assenza di pubblicazioni probanti, riteniamo
che non debbano, neanche essi, essere utilizzati in caso di
perforazione del timpano.


INDICAZIONI

Otomicosi esterna
Il prelievo micologico non è necessario. Dopo aver realizzato le cure
locali, si effettua un tamponamento del condotto uditivo esterno e si
applica un trattamento antifungino locale direttamente su questa
medicazione. Il primo tamponamento deve essere asportato dopo
48 ore. In caso di sospetta infezione mista, batterica e fungina,
bisogna prescrivere in alternanza gocce antibiotiche e antimicotiche.
Questo trattamento locale è sufficiente a patto che venga prolungato
per almeno due settimane. Esistono essenzialmente due classi
principali di antimicotici: i polienici e gli imidazolici. In commercio sono disponibili molteplici preparazioni più o meno adatte al trattamento locale delle otomicosi, e riassunte nella tabella II.

Otomicosi asintomatica
Come per le otomicosi acute di base, il prelievo micologico non è necessario. Le cure locali di pulizia del condotto uditivo esterno sono sufficienti, perché non esiste alcuna invasione cutanea; la prescrizione di una terapia antifungina è inutile.

Otomicosi postoperatoria
È sufficiente un trattamento locale che comporti cure ripetute in via ambulatoriale e la prescrizione di un’applicazione locale di antifungini per 2 settimane. Nel caso articolare delle cavità di radicale, si può utilizzare per esempio Auricularumt che contiene
una combinazione antibiotica (polimixina B), corticosteroidea e antimicotica polienica (nistatina).

Otomicosi maligna
Per queste forme gravi, il trattamento topico è insufficiente. Il trattamento non deve essere posticipato ed è medico-chirurgico. Per la maggior parte degli Autori si deve eseguire un trattamento chirurgico che comporti una mastoidectomia allargata. Lo scopo è di eliminare la maggior parte delle lesioni patologiche. Prelievi mirati al ritrovamento di miceti, batteri (che comportano una ricerca del bacillo di Koch [BK]) e istologici vengono eseguiti durante l’intervento. Un trattamento antimicotico per via sistemica deve subentrare in seguito e deve essere associato a terapia antibiotica
parenterale a causa dei rischi di coinfezione fungina e batterica. La amfotericina B può essere prescritta, ma la frequenza di micromiceti di tipo aspergillare in queste infezioni ci fa preferire un antimicotico imidazolico. Il chetoconazolo alla posologia di 200/400 mg/die (Nizoralt) è una possibilità terapeutica. Una valutazione clinica e di laboratorio preterapeutica, e in seguito controlli regolari, devono essere realizzati in base agli effetti secondari dei farmaci di tipo imidazolico (rischio epatocitolitico). La durata del trattamento minimo è di 1 mese.

Dermatite seborroica del condotto uditivo esterno
Il suo trattamento si basa sull’applicazione locale di antiinfiammatori quali il triamcinolone (Kenacortt) e di antifungini. Per alcuni giorni possono essere prescritti anche antisettici locali, come l’acqua ossigenata. In caso di localizzazioni cutanee associate, conviene trattarle contemporaneamente.
Dermatite seborroica del condotto uditivo esterno otomicosi 4

otomicosi 5 otomicosi 6


Otomicosi ed aeratori transtimpanici o perforazione timpanica
In assenza di lavori scientifici che dimostrino l’assenza di ototossicità degli antimicotici ad azione locale, non riteniamo indicato il loro utilizzo in caso di otomicosi che si manifesta a timpano aperto. In questi casi è preferibile utilizzare degli antisettici locali quali l’acqua ossigenata. In caso di otomicosi in un paziente portatore di aeratore
transtimpanico, la cosa migliore è prelevare l’areatore e fare uso di un antisettico locale in attesa della chiusura spontanea della perforazione. Quando la membrana timpanica è perfettamente chiusa, possono essere prescritti antimicotici locali.

Otomicosi dermatofitica
È sufficiente un trattamento antimicotico locale a base di imidazolici, ma deve essere assolutamente prolungato per 4 settimane. Per esempio, si può utilizzare l’econazolo (Pevarylt sotto forma di crema per il padiglione e la conca e sotto forma di soluzione spray per il condotto uditivo esterno).


Conclusioni
Nella maggior parte dei casi, l’otomicosi è un’otite esterna acuta che guarisce facilmente con un trattamento locale adeguato. Esistono, tuttavia, alcune forme più difficili da diagnosticare che bisogna saper riconoscere. Si tratta delle forme croniche che, talvolta, nascondono una dermatosi sottostante e delle forme gravi, riscontrate
nell’immunodepresso, che necessitano di un trattamento medicochirurgico urgente.

<Approfondimento>